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domenica 18 dicembre 2016


"Sintiti, sintiti per ordini del cumannu militari"

santo mangiameli
Sicilian AV Project


"Sintiti" c'è un'isola in mezzo al mare e la sua gente, una storia e una terra derubate, sacrificate al culto di un profitto alieno alla sua vocazione, "per ordini del cumandu militari", un potere che "ha datu ordini del coprifuocu".
Ma in quest'isola, tra chi non vuole vedere e chi resta fermo nei limiti di una rassegnazione muta e contraddittoria, "sintitisintiti" c'è invece chi ha sofferto, pensato e lottato, chi continua a farlo anche oggi, chi vuole trasformare in coscienza critica il senso di appartenenza e l'identità di un'intera società, superare i problemi che da cinquant'anni ne hanno violentato la memoria. (Santo Mangiameli)

All photos by SANTO MANGIAMELI - http://santomangiameli.blogspot.it
Music composed and produced by Antonino Musco featuring Shirin Demma on vocals - http://eermusica.bandcamp.com

(c) & (p) 2014 Eclectic Electric ASCAP - http://www.eermusica.com

sabato 7 maggio 2016

Trinacrian space: di quanto male e senza fine

 Del male che è stato fatto a questa terra, 
ne ho sentito parlare da chi in questa terra c'è nato, cresciuto e morto, 
del male che continua a essere fatto a questa terra, 
l'ho visto crescendo nei racconti di chi in questa terra c'è nato, cresciuto e morto: 
non mi rassegnerò mai a questa guerra silenziosa.


giovedì 5 maggio 2016

Trinacrian space: finché c'è petrolio c'è vita

Trinacrian space", una nuova letteratura del paesaggio. 
Nella mia terra, ecco cosa hanno fatto a un paese di mare. 
In my land that's what someone did to a seaside town.

   

giovedì 17 marzo 2016

Trinacrian space: l' occhio del mare

Un tempo eravamo noi a guardare il mare, 
perché col mare imparavamo a sognare, 
oggi è il mare a guardarci, 
oggi è il mare a ricordarci che non sappiamo più sognare:
oggi Il mare non si tocca.




giovedì 29 marzo 2012

Trinacrian cementi: pizzini, affari e new town


Mafia, cemento, arresti, sequestri, aziende e appalti, associazioni a delinquere, frode in pubbliche forniture, profitti illeciti, assenza di servizi e disastri ecologici, speculazione edilizia, cementificazione: catena lessicale che violenta la storia del “sistema ambiente Sicilia” dal dopoguerra a domani. Il cemento, la “civiltà del cemento” assorbe in un vuoto identitario la nostra storia, le nostre tradizioni, la nostra ecologia, la nostra economia. 

Palermo, quartiere Brancaccio, foce del fiume Oreto
            
Cementificare vuol dire solidificare, ma è una traduzione apparente, cementificare vuol dire appesantire, separare, negare, alienare; perché c’è differenza tra la pietra e i pezzi in arenite, il forato e il cemento armato: ad ognuno corrisponde una civiltà, un’umanità e un futuro differenziato. Vivere in una casa in pietra, in un terzo piano abusivo o al decimo piano di un cubo armato non è la stessa cosa. Se provassi a decifrare il mio paesaggio, come realtà partecipata, come eredità del passato affidata alla nostra responsabilità, non potrei fare altro che inorridire dinnanzi a quel “consenso” che ha stretto, come in una morsa, collettività e industria, economia e mafia. 

Palermo, quartiere Brancaccio
 Sono cresciuto in un quartiere dove ho visto cambiare prima le case e poi la gente. Giocavo da piccolo all’ombra di case che crescevano in altezza notte dopo notte sotto il nome del dio forato, poi un’altra notte, quella del terremoto e l’arrivo del cemento “sicuro”. Vidi allora per la prima volta scendere da un elicottero, tra la polvere di un campo di calcio, Bertolaso. Una microstoria che sarebbe diventata l’antefatto di un’indagine sul vissuto, una critica alla cultura egemone. 

Catania, uno dei palazzi di Librino
 Meno di un anno fa, "Doppio colpo", l’indagine seguita dai carabinieri e dalla guardia di finanza di Caltanissetta che ha interessato Sicilia, Lombardia, Lazio ed Abruzzo, ha disposto fermi per alcune figure ai vertici «di "cosa nostra", accusati dei reati di associazione mafiosa e illecita concorrenza con violenza e minaccia e alcuni dirigenti della Calcestruzzi s.p.a. di Bergamo, che devono rispondere di associazione per delinquere e frode in pubbliche forniture. Il provvedimento ha colpito beni per 5,5 milioni di euro e ha imposto sigilli ad un indotto industriale che va da Polizzi Generosa, Riesi, Campobello di Licata, Mussomeli, Caltanissetta, Gela a Bronte. 

Catania, veduta di Librino dallo scorrimento elevato

Dal report di Legambiente si apprende invece che: «La Lombardia, come aziende confiscate (205) è la terza regione d’Italia, dopo Sicilia (561) e Campania (317). E Milano, con 190 immobili sottratti ai clan, è la quinta città d’Italia, dopo Palermo (1924), Reggio Calabria (245), Motta Sant’Anastasia, in provincia di Catania (230) e Roma (209). Come ha sottolineato lo stesso Presidente della Commissione parlamentare antimafia Beppe Pisanu, in occasione della Relazione di metà legislatura (maggio 2011), non c’è alcun dubbio sul fatto che le mafie hanno oramai «il loro portafoglio al Nord». Nell’anniversario del bel paese il cemento unifica l’Italia più di Benigni e di ogni altra ideologia: mafie e imprese del nord e del sud, sono complici di un sistema edilizio e un’idea di sviluppo che diventa ecomafia nazionale. 

Caltanissetta, i palazzi adiacenti il Tribunale e Viale della Regione
Non c’è da stupirsi,  c’è una linea di pensiero, un’evidenza politica e un’assenza di civiltà, così come hanno detto e denunciato negli ultimi decenni gli insabbiati Cosimo Cristina, Mauro De Mauro, Giovanni Spampinato, Giuseppe Impastato, Mario Francese, Giuseppe Fava, Pier Paolo Pasolini e di recente, anche al di là della  “linea Gotica”, Giovanni Tizian. A calmare gli umori non servono le parole istituzionali di Beppe Pisanu, professionista del potere e responsabile anch’egli di una politica che sin dal dopoguerra ha alimentato violenza, corruzione e speculazione: deputato di Forza Italia e P.D.L. ex ministro degli Interni, ex D.C., più volte sottosegretario di stato al Tesoro e alla Difesa, massone della P2 e coinvolto nello scandalo del Banco Ambrosiano, nei brogli elettorali delle politiche del 2006, nel caso calciopoli, non ultimo eletto l'11 novembre 2008 presidente della Commissione Parlamentare Bicamerale Antimafia su indicazione dei Presidenti di Camera e Senato. Cos’altro ha da dire? 

Calatanissetta, le architetture di Viale della Regione
Se non si comprendono i moventi e gli scambi di una zona grigia, come il cemento, della politica italiana che intreccia partiti, finanza, massoneria, mafie e imprese, difficilmente potremo capire il riciclaggio pluridecennale della stessa classe politica che ci ha impoveriti, impauriti e obbligati a vivere in caserme al cemento, in periferie desolanti lasciate al libero arbitrio della criminalità, in città sempre più malsane e prive di storia. 

Calatanissetta, le architetture di Viale della Regione
Librino e il suo “palazzo di cemento”, Brancaccio e lo Zen, sono solo gli esempi urbanistici più conosciuti di una prassi meridionale fatta di varianti progettuali, abusivismo, edilizia popolare, speculazione, riciclaggio, cattiva gestione amministrativa del territorio; una prassi che genera degrado sociale, dispersione scolastica, alienazione umana tra carcasse, ferraglie arrugginite, asfalto, randagi e tralicci dell’alta tensione. Non ultimo: bacini elettorali sicuri e di facile controllo. 

Agrigento, i palazzi che hanno cancellato l'impianto medievale
 Con il cemento e nel suo nome si disegna un’idea di modernità scandalosa che recita, senza alcuna esitazione, la precarietà del pensiero ecologico e la sicurezza dell’invaso al metro cubo. All’ombra dei palazzi giace l’ombra della democrazia: questa è protezione civile. Modernità, pizzini, e new town, modernità, pizzini e metropolitane, così a Palermo, così a Catania, basta collaborare: se in un primo momento, i boss palermitani avevano imposto uno stop alle cosche catanesi, la mediazione di alcuni capimafia vicini a Provenzano, ha fatto si che i catanesi contribuissero con gli appalti di Bagheria e Villabate. A sua volta l’elefantino sotterraneo è il più lento e il meno efficace nella storia dei cantieri specializzati: «solo 3,8 i chilometri realizzati e 6 le stazioni a Catania tra il 1987 e il 1991 (la tratta è però entrata in esercizio nel 1999, dopo 12 anni dall’inizio dei lavori) che diventeranno meno di nove nel 2012, anno previsto per la consegna delle tratte attualmente in fase di costruzione». Chissà perché, forse la stessa storia di varianti e invasi al metro cubo avrà conquistato gli inferi? Qui non c’è razzismo, c’è comprensione del diverso, questa è democrazia.

Costruzioni sulla Agrigento Palermo

Porto Empedocle, edifici in cemento abbandonati

Ragusa, cementificio in pieno centro

Testo e foto Santo Mangiameli

sabato 10 dicembre 2011

Liriche petrolchimiche: "la luna e i falò"

“il governo non ha capito nulla. E non solo il governo. Ci sono anche pesanti responsabilità degli economisti: quelli neoclassici hanno tante responsabilità nella costruzione del modello che ci ha portato a questa crisi. Adesso si proteggono come una casta”.

Da un’intervista a Luca Mercalli in Il tempo delle scelte, di V. Palombo, da L’Europeo, n. 11, 2011. 

  
Incidenti a Priolo, fiamme nella centrale elettrica, emergenza ieri sera allo stabilimento Isab Energy del polo siracusano. Un guasto ha causato una grande fiammata e la fuoruscita di vapore. Paura tra i cittadini. "L'evento, che non ha provocato danni a persone, si è verificato nell'impianto di produzione di energia elettrica, ed è stato causato dalla rottura della flangia di una termocoppia, con il conseguente rilascio di vapore acqueo misto ad altri prodotti ed accompagnato da un lungo getto di fuoco durato alcuni secondi. L'immediato stop dell'impianto e l'attivazione delle procedure di emergenza hanno contenuto la quantità dei gas emessi". In via cautelativa e per effettuare alcune misurazioni relative all'eventuale emissione di sostanze inquinanti, è intervenuta pure un'unità nucleare, batteriologica, chimica, radiologica, dei vigili del fuoco, che ha effettuato rilievi strumentali "per accertare livelli non significativi delle sostanze rilasciate. L'impianto, depressurizzato, è al momento fermo ed in fase di bonifica".  (Repubblica palermo.it 13 giugno 2011). E poi un danno nella vasca dell’impianto di desoleazione della Priolo Servizi, feriti tre operai, altri intossicati, contusi. Saltate le vasche di decantazione collegate all’impianto fognario, tombini esplosi. Chiusa, per motivi di sicurezza, la strada statale. L’amministrazione minimizza l’incidente, così come l’assessore alla Protezione civile del comune di Siracusa: “nessun pericolo per la salute dei cittadini”. Però resta l’invito a non uscire per la possibilità di verificarsi lievi fastidi come l’arrossamento di occhi e gola e la possibilità di lacrimazione… nulla di preoccupante”. (Quotidiano di Sicilia il 10 giugno 2011.  


Così via, l’elenco potrebbe continuare. La Sicilia è una terra ad alto rischio industriale: tra il 2007 e il 2009 si sono verificati 193 incidenti, la media di uno ogni tre giorni. Nulla di nuovo, ricordo ancora il 19 maggio 1985, la notte dell’icam, un primo boato assordante, il tremore dei vetri di casa, mio padre operaio petrolchimico al lavoro. Altre cinque esplosioni scandivano la notte, mentre nei centri più vicini migliaia di cittadini intasavano con le auto le strade in un disperato tentativo di fuga. È la nostra storia, la storia di chi vive in questa terra verde, un tempo fertile colonia calcidese. Quelle stesse colonne che sostennero un tempo i templi e poi le cattedrali di una nuova fede, sin dal 1949 mutarono il loro aspetto in ciminiere per volere di nuovi dei e semi-dei che si chiamarono Rasiom, Tifeo, Liquigas, Migas, Ilgas, officine Grandis, Sotis Cavi, Siciltubi, S.a.c.c.s. Eternit, S.in.cat., e poi Esso, Espesi, Liquichimica, Enichem, Condea, Sasol, Isab, Co.ge.ma, Enel, Icam e Erg. E  sotto il segno del mito furono storie di devastazioni, truffe, speculazioni, scandali, dissesti, tangenti, corruzione e morte.



Non è cambiato nulla e la tragedia non è soltanto imminente, ma è diventata endemica, e se la recessione invita al silenzio, l’aria è ancora contaminata di diossina, un mare al mercurio misto a cromo esavalente, aree radioattive, falde idriche inquinate, discariche come cumuli di scorie sommerse. Per non parlare infine della concentrazione di mercurio riscontrata nella fauna ittica fino a cinquecento volte superiore alla soglia massima tollerata dall’uomo. Diventa chiaro come al vertice di una simile catena di morte vadano a collocarsi le collettività che da più di mezzo secolo risarciscono  in costi umani il peso di uno sviluppo assolutamente alieno alla storia del nostro territorio, una storia italiana, fin troppo italiana da declinarsi in tragedia siciliana. Studi sulla mortalità negli anni 1990-1994 dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) tra la popolazione residente nei comuni dell’area Augusta-Priolo, -ma credo che le stime andrebbero aggiornate e riconsiderate su quanto accade in altri paesi del distretto nord della provincia di Siracusa- hanno riscontrato eccessi di mortalità tra gli uomini per cause tumorali pari al 10% in più rispetto alla media regionale e al 20%. per quelli polmonari. Così come ha evidenziato l’Ufficio di Medicina del Lavoro di Messina, le urine dei lavoratori addetti all’impianto cloro-soda, presentano concentrazioni di mercurio molto al di sopra del limite massimo consentito. Sono operai della Coemi, Fincoe s.r.l., famiglia Prestigiacomo. Con un salto generazionale la contaminazione riguarda anche le fasce più deboli generando malformazioni agli apparati cardio-vascolari e genitali. Le prime segnalazioni di nascita di bambini malformati ad Augusta datano sin dal 1980: su 600 nati, 13 con malformazioni congenite di diverso tipo,  7 i non sopravvissuti. Dal 1980 al 1989 la percentuale dei nati malformati è stata dell’1,9% contro una media nazionale dell’1,54% e dell’1,18% per il meridione. Nel decennio successivo, dal 1990 al 2000, la percentuale ad Augusta aumenta fino ad una media del 3,18% con un picco nell’anno 2000 del 5,6%. In oltre se le malformazioni genitali -tra cui la più diffusa è l’ipospadia- tra il 1980-1989 interessavano il 214 per mille dei nati -su una media nazionale del 100 per mille- nel decennio 1990-2000 si arriva al 303 per mille. I dati forniti dal reparto di pediatria dell'ospedale Muscatello di Augusta, riferiscono che il picco delle malformazioni si è avuto nel 2002 con il 6% che stacca sul 2% tollerato dall'Oms. A monte altre storie ci raccontano poi di madri che abortiscono feti deformi. È chiaro che qualsiasi indagine sul rapporto causale ambiente-malformazioni vada a scontrarsi contro il muro degli interessi economici. 


Nulla di nuovo, il capitale risale la china sempre allo stesso modo, tenuto a piena forza tra le mani della stessa classe politica, lasciandosi alle spalle cumuli di macerie industriali, umane. Sulle macerie si muove un cane che si morde la coda: perché a scongiurare una recessione endemica, che ha registrato dagli 80’ad ora un calo occupazionale di circa 11 mila unità, tra diretti e indotto, l’idea della costruzione di un rigassificatore, così come vogliono “paradossalmente” -perché in questa terra è tutto paradossale- all’unisono sia il gruppo Pdl-Sicilia e i sindacati, diventa ancora più assurda. Una controcultura, a mio avviso, dovrebbe andare ben al di là di un semplice progetto di bonifica, necessario ma limitato nel tempo. L’orizzonte, un tempo terso e infinito, ora misura sulla distanza di un pontile la profondità del suo mare, la storia della sua terra, la libertà del suo cielo. Cosa racconteremo ai nostri figli: incubi petrolchimici. Non è cambiato nulla, mio padre in pensione, nuove generazioni, i “fortunati” di una caritatevole speranza elettorale, di un benessere appeso al filo del salario fisso, di una casa comoda e senza finestre, di una terrazza con vista sul disastro, di un tranquillo natale omicida, di una morte dietro l’angolo, vanno avanti tra turni, giornalieri e cassa integrazione. Benvenuti nel cuore del polo petrolchimico, dove la vita è breve, dove la speranza è legata al soffio dei venti, dove la gioia è in recessione. La chiamano aria, ma è forse per non spaventare i bambini. Greci eravamo e senza nome. Eccoci in piena tragedia. Greci eravamo e sognavamo il tempo sui gradini di un teatro, eccoci alla catarsi, questo è il nostro epilogo, la fine dei pesci muti come i pesci.





                           testo e foto santo mangiameli