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venerdì 16 giugno 2017

trinacrianspace: reverendomorishita


trinacrianspace: una nuova letteratura del paesaggio. Reverendomorishita: a place of colors and peace. Centro del Mediterraneo, quest'isola ha in sé tutti i pensieri del mondo. Da sempre colonia, amata e odiata, l'isola ha saputo raccogliere e custodire ogni segreto della sua storia, ogni parola portata in segno di pace. 
















martedì 3 gennaio 2017

trinacrianspace: nat·you·ral·ized

Nella mia terra ho imparato
 che la natura si svela nel mito:
l'io si dissolve nell'assenza del dogma, 
 respira l'infinito
al di là di ogni religione.


sabato 26 novembre 2016

Trinacrianspace: tirai un calcio al cielo

Nella mia terra ho imparato a perdermi all'ombra di un cortile, 

 a risalire di un fiato le scale assolate,

a rincorrere la calce screziata sui muri,

a sudare e sentire l'arsura in gola

a dimenticare la porta di casa. 



sabato 29 ottobre 2016

trinacrianspace, last fish: il mito del tonno


Qui dove la strada cede al sentiero 
e la terra alla sabbia, 
il paesaggio si arrende al mare: 
si fa cristallina la decadenza 
ed è lontano nel tempo 
il mito arso e riarso del tonno. 
L’affanno è l’inutile ricerca 
di un’immaginazione opaca 
e sospesa nel meriggio.



giovedì 17 marzo 2016

Trinacrian space: l' occhio del mare

Un tempo eravamo noi a guardare il mare, 
perché col mare imparavamo a sognare, 
oggi è il mare a guardarci, 
oggi è il mare a ricordarci che non sappiamo più sognare:
oggi Il mare non si tocca.




sabato 19 dicembre 2015

trinacrianspace: last fish


 Pensieri come schiuma,
  una lenza tra le mani: 
l'ultima montagna,
l'ultimo pesce 
in fondo 
al mare



                                                                                        
   


sabato 24 ottobre 2015

Il cibo che uccide

Festival della fotografia etica: il cibo che uccide
Lodi, ottobre 2015


Ed Kashi al centro della navata dell'ex chiesa di San Cristoforo per un'intervista sul suo "Under Cane: A worker's Epidemic",  è soltanto una delle possibili immagini che potrebbero riassumere la sezione dedicata al "cibo che uccide" dall'edizione 2015 del Festival della Fotografia Etica di Lodi. Dedicato ai lavoratori di canna da zucchero  centroamericani colpiti da CKDnT (malattia renale cronica da cause non tradizionali) Ed Kashi chiude il cerchio sulle cause dei 20.000 decessi tra El Salvador e Nicaragua. Al di là dell'altare, nell'intimità dell'abside, potente come un'icona di altri tempi per delicatezza e profondità umana, il lavoro di Lisa Krantz: “A Life Apart: The Toll of Obesity”, storia di Hector Garcia Jr. deceduto per le complicanze di un'obesità grave. “Se dovessi disegnare la mia vita, disegnerei un bambino dietro al vetro di un negozio con le mani appoggiate mentre guarda il mondo passargli davanti. La vita continua e io me la sto perdendo. Me la sto perdendo da tutta la vita”, queste le parole di Hector Garcia Jr e sembra sentirle ancora più forti foto dopo foto. Scandito dalla metrica introspettiva delle navate, il viaggio in Argentina di Pablo Ernesto Piovano che commuove per lirismo e impegno etico;  su ogni volto, tra le rughe della "donna pazza con la maschera" e quelle del "bambino di cristallo" le tristi conseguenze alimentari e ecologiche della coltivazione di soia transgenica e dell’erbicida glifosato, voluti, senza troppi scrupoli, dalle multinazionali e dal governo argentino. Completa la sezione il reportage di Nadia Shira Cohen e Paulo Siqueira, sui conflitti per la rivendicazione delle terre tra indios brasiliani del Mato Grosso e i "nuovi" proprietari terrieri, non certo propensi a condividere l'antica giurisdizione dei  Guarani. Il corpo di Denilson Barbosa, ucciso, con un colpo di arma da fuoco, da un proprietario terriero semplicemente per aver oltrepassato il confine di un vicino ruscello, giace alla sinistra dell'altare come quello di un martire contemporaneo. 

    Lisa Krantz: “A Life Apart: The Toll of Obesity”


    Pablo Ernesto Piovano: " El costo humano de los agrotóxicos"

   Ed Kashi: "Under Cane: A worker's Epidemic"


mercoledì 16 settembre 2015

"Giungla polacca"



Quando l'accoglienza diventa aleatoria: non si può declinare su basi volontarie l'idea di ospitare migranti in fuga dal dolore. L'accoglienza agisce su basi etiche, riconoscere l'altro in noi e viceversa, condividendo una condizione umana comune e ugualitaria. Qui cade l'uomo, così si distrugge la storia, la memoria; non c'è dubbio è la morte della speranza, mentre gli occhi si volgono a ovest, nel silenzio fumoso di una sigaretta americana.  

lunedì 18 maggio 2015

Trinacrian space: Sua santità Balansûl


Sua santità Balansûl, dall’alluce incarnito, coi piedi scalzi di San Paolo e sui sentieri del mito; oltre i carrubi e all'ombra delle montagne, c’è ancora qualcosa da dire, qualcosa da mostrare, un bosco per gioire, aria sana da ingoiare; non fosse altro per snidarsi dal postmoderno, dall’indecenza del trasformismo, dalla claustrofobica e necessaria evidenza del buono e del giusto; in questo vuoto, nella grancassa dell’abbandono, un gesto compiuto, un’idea di bellezza fatta pietra, divenuta albero, brucia al sole dell’altopiano: silenziosa e perenne denuncia del crollo delle idee, della violenza che assassina la mano, che seppellisce gli occhi e il cuore in colate di cemento. Che gli imperi muoiano e che di tale morte sia segno tangibile il crollo delle sue strade è storia vecchia; oltre l’expo c’è chi scivola paziente e sereno nell’alveo carsico di un nuovo medioevo, una rivoluzione “annunziata” su tavola tarlata. “Santu Paulu nun perdona, San Michele nun c’abbandona”. Che forse a contemplare le clessidre s’impara a scoprire il mistero del tempo? Tortile, precario, sottile e infinito come un merletto, Balansul amministra i venti dall’alto degli Iblei. Ma non è più tempo e non si vuole capire che una clessidra, la si guardi o no, vale tanto all’ingiù quanto una lacrima in cascata libera sullo zigomo dolce di San Sebastiano.












sabato 25 aprile 2015

Un applauso dunque, un pugno al cielo: buona resistenza a tutti.



L’antifascismo che nasce dal pane, dal vino, dalla terra, dal sudore, dalle mani, dall’umiltà, dalla fatica, dall’onestà del lavoro, dal pensiero, dall’amore. Resistere, perché è umano. Come pietre assolate, l’una sull’altra, in un giorno d’aprile, segnano un tempo che resta umano, che ha bisogno dell’uomo, come un figlio del padre, come un nipote del nonno, come il tempo della storia. Non c’è differenza: che arrivi dagli appennini o da lontano, che la si fucili alle spalle o anneghi in mezzo al mare, la storia è una e l’accoglienza è un valore della resistenza. Un applauso dunque, un pugno al cielo: buona resistenza a tutti.