Quando l'accoglienza diventa aleatoria: non si può declinare su basi volontarie l'idea di ospitare migranti in fuga dal dolore. L'accoglienza agisce su basi etiche, riconoscere l'altro in noi e viceversa, condividendo una condizione umana comune e ugualitaria. Qui cade l'uomo, così si distrugge la storia, la memoria; non c'è dubbio è la morte della speranza, mentre gli occhi si volgono a ovest, nel silenzio fumoso di una sigaretta americana.
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mercoledì 16 settembre 2015
"Giungla polacca"
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giovedì 13 marzo 2014
mercoledì 12 marzo 2014
progetto MELTING POT EUROPA per la promozione dei diritti di cittadinanza: Cosa sono i C.I.E. (Centri di Identificazione ed Espulsione)
"Nonostante i cittadini stranieri si trovino all’interno dei CIE con lo status di trattenuti o ospiti, la loro permanenza nella struttura corrisponde di fatto ad una detenzione, in quanto sono privati della libertà personale e sono sottoposti ad un regime di coercizione che, tra le altre cose, impedisce loro di ricevere visite e di far valere il fondamentale diritto alla difesa legale. I CIE inaugurano in Italia lo stato della detenzione amministrativa, sottoponendo a regime di privazione della libertà personale individui che hanno violato una disposizione amministrativa, come quella del necessario possesso di permesso di soggiorno".
foto santo mangiameli
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progetto MELTING POT EUROPA per la promozione dei diritti di cittadinanza: Ancora arresti per i danneggiamenti al CIE di Gradisca d’Isonzo Le vittime diventano imputati.
"Detenzione discrezionale, condizioni igieniche indecenti, uso (e abuso) di un potere esercitato tramite manganelli e lacrimogeni, somministrazione sistematica di psicofarmaci, violazioni dei diritti umani. Questo è stato per anni il CIE di Gradisca d’Isonzo, situazioni denunciate da avvocati, medici, giornalisti, associazioni ma anche commissioni governative e decine di parlamentari.
Per tutto questo nessuno ha pagato.
Nessuna indagine è mai stata aperta.
(…)
Cio’ che ci auguriamo e’ che gli echi di quella sentenza che a Crotone scosse le fondamenta del sistema CIE, il 12 dicembre 2012, arrivino finalmente anche a Gorizia. Forse allora ci sara’ qualcosa di cui parlare".
foto s.mangiameli
sabato 8 marzo 2014
8 marzo 2014: Libere da violenze e militarizzazioni
Lotta, idee,
azioni e cambiamento, sono queste le voci del corteo di più di trecento manifestanti che ha celebrato
nel cuore di Catania la Giornata Internazionale della Donna con girotondi,
poesie e una performance sulla manifestazione No Muos del 9 agosto 2013 all’interno
della sughereta di Niscemi. Con le donne migranti e le Mamme no Muos, la
“ragna-tela” di associazioni presenti ha voluto porre fine a ogni violenza e
affermare ancora una volta la necessità di una smilitarizzazione dei nostri
territori: “Le guerre -si legge sul manifesto ufficiale dell’evento- segnano in
maniera indelebile il percorso di vita di migliaia di donne in tutto il mondo …
la fuga, la traversata, il pericolo, diventano tappe necessarie per la
sopravvivenza e quasi sempre le terre di approdo si propongono come l’ennesimo
campo di battaglia: violenza, sfruttamento sessuale, rifiuto e pregiudizio si
abbattono sulle vite di donne in cerca di libertà”.
La Ragna-Tela:
GAPA, La Città Felice, Kerè, Penelope, Circolo Olga Benario, ARCI-Catania,
LILA, Centro Koros, Akkuaria, ANPI, Rete antirazzista catanese, con l’adesione
di UDI Catania, Arcigay Catania QueeRevolution, Associazione antimafie Rita
Atria, Comitato di base NoMuos/NoSigonella, Open Mind, S.U.N.I.A., Zenzero
quotidiano, Circolo Graziella Giuffrida, Coordinamento donne CGIL,Associazione
Astra Volontari per la protezione civile, Co.P.E., Casablanca Le Siciliane,
Comitato Mamme No muos Niscemi, Comitato Mamme No Muos, Catania Bene Comune Circolo
Rosa L. Palagonia, Circolo Peppino Impastato Caltagirone, Circolo La Locomotiva
Acireale, Circolo Impastato Scordia, Circolo Tien An Men, Circolo Precari,
Associazione “Sicilia Bedda” Riposto, Scordia Bene Comune, Le Voltapagina,
Colors Revolution Lampedusa, Thamaia.
venerdì 14 febbraio 2014
Novecento nero: un diamante è per sempre
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| Mineo C.a.r.a. Rifugiati. Sierra Leone. Cicatrici provocate dalle milizie del RUF. |
Dietro un
diamante c’è un mondo e tante storie, quasi sempre sconosciute. Sono storie di
guerra che hanno devastato molti paesi africani. Questo è ciò che è accaduto e
continua a verificarsi in molti paesi come Angola, Liberia, Sierra Leone, Repubblica
Centrafricana, Sudafrica, Zimbabwe, Botswana; paesi le cui
ricchezze non hanno generato le premesse per uno sviluppo economico e sociale.
Ciò nonostante in occidente una cultura sempre più consumista ed elitaria
continua ad associare all’immagine e al valore dei diamanti una considerazione
sempre più alienata dei sentimenti umani. Anversa e le sue vetrine, “un
diamante è per sempre” sono sicuramente i simboli più conosciuti di ciò che
voglio dire. Ma a guardarlo dentro, a brillare è lo sfruttamento, la violenza,
le guerre, i genocidi, la negazione dei diritti umani, l’impiego tra le milizie
di un numero sempre crescente di bambini soldato. In Angola i
proventi hanno finanziato Savimbi e l’esercito dell'Unione per la liberazione
totale dell'Angola,
protagonista di una delle più devastanti guerre
civili del Novecento. Sono tanti i paesi africani, denuncia Amnesty, nei quali
il commercio di diamanti ha alimentato lunghi e sanguinosi conflitti. La crisi in Sierra Leone è iniziata nel ‘79 attraverso un
processo di inesorabile impoverimento e indebitamento dovuto alla progressiva
perdita da parte dello Stato del controllo delle concessioni minerarie, passate
in mano ad un ristretto oligopolio occidentale. Tra le prime rivolte del ’91 e il programma di stabilizzazione
economica del Fondo Monetario Internazionale del ’92,che privatizza le risorse
statali, il paese precipita nel caos e nella guerra civile capeggiata da Foday
Sankoh capo del Fronte Rivoluzionario Unito. Anziché sanare una
situazione di corruzione del governo, il RUF mira
al controllo delle miniere. Sia il fronte statale che quello
rivoluzionario trovano sostegno nel contributo di industrie belliche, milizie
mercenarie, multinazionali e gruppi terroristici chiaramente in cambio di
agevolazioni nel traffico di diamanti. Lo stato prolungato della guerra complica
ulteriormente le condizioni di vita dei civili: due milioni di profughi si
rifugiano in zone più tranquille del paese o varcano il confine con la
Guinea-Conacry e la Liberia. Dal '96 come risposta allo slogan elettorale “Il
futuro è nelle tue mani” i guerriglieri del RUF compiranno una serie infinita
di mutilazioni a danno dei civili. Nonostante l’esito positivo delle elezioni e
l’intervento dell’Ecomog, nel ‘99 i guerriglieri del RUF entrano a Freetown
preceduti da centinaia di bambini armati e drogati, una costante della
guerra civile tanto tra le milizie del RUF che sul fronte nazionale appoggiato
dalle Nazioni Unite. Sarà proprio la foto del piccolo Kamajoh armato di
fucile tra i soldati inglesi a spingere il governo laburista di
Blair a un rapido disimpegno. La figura del bambino soldato è un tratto comune in
molte altre guerre africane. “Ebbene – scrive Ryszard Kapuscinski- in Africa
sono anni e anni che i bambini ammazzano in massa altri bambini. Oggi le guerre
su questo continente sono praticamente tutte guerre tra bambini”. Vittime delle
guerre civili, migliaia di orfani trovano rifugio e cibo paradossalmente nelle
zone limitrofe alle caserme, agli accampamenti e ai presidi delle milizie,
diventando così parte integrante degli eserciti, figli del reggimento. “Questi
scontri armati tra ragazzini –continua Kapuscinski- sono particolarmente
accaniti e cruenti, in quanto il bambino, non possedendo l’istinto di
conservazione, non sente e non capisce il pericolo di morte, non conosce la
paura, che è un portato della maturità. Le guerre tra bambini sono state rese
possibili anche dallo sviluppo della tecnica. Oggi un’arma automatica a mano è
compatta e leggera, le sue ultime generazioni ricordano un giocattolo. La
vecchia Mauser era troppo grossa, lunga e pesante. La mano di un bambino era
troppo corta per raggiungere il grilletto, il mirino troppo distante per il suo
occhio. Le armi moderne risolvono questi problemi ed eliminano questi inconvenienti.
Le loro dimensioni si adattano perfettamente alle fattezze di un ragazzino”.
Ancora oggi bambini vengono impiegati sui fronti di guerra come manovalanza a
basso costo. Ad esempio circa 6000 in Congo e stime non definite ci informano
che nel Sud Sudan il fenomeno è dilagante. Dalla Birmania, Afghanistan e Syria
arrivano storie drammatiche. Così come in Sierra Leone, si tratta di guerre
frontali, mattanze portate avanti a colpi di machete e armi leggere:
addestrati, drogati, indottrinati alla guerra, sono loro a pagare il contributo
maggiore di un conflitto a loro del tutto estraneo. Nonostante la
stesura del processo Kimberly nel 2003 sulla certificazione di provenienza dei
diamanti e l’adesione più o meno apparente di tante multinazionali, il
traffico illegale di diamanti sembra non aver conosciuto battute d’arresto
significative. Sapere che l’aumento del consumo globale di diamanti raggiungerà
una crescita del 60% nei prossimi dieci anni non è incoraggiante.
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| Mineo. C.a.r.a. Rifugiati della Sierra Leone. Appunti con dettagli sulla guerra civile e sulle violenze causate dal RUF. |
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| Mineo, C.a.r.a. Rifugiati della Sierra Leone. Segni indelebili sulla testa della violenza esercitata dalle milizie del R.U.F. a danno dei civili. |
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| Mineo C.a.r.a. Rifugiati della Sierra Leone. |
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sabato 28 dicembre 2013
C.a.r.a natale, gli anni passano ma tu non cambi mai.
Adesso sembra chiaro cos’è il sistema
accoglienza italia: bocche cucite, docce fredde, suicidi, proteste, blocchi
stradali, permanenze forzate, diritti negati, sono segni concreti di ciò che è
la vita all’interno dei centri d’accoglienza. Tutti gli episodi raccontati
dalla cronaca, anestetizzata per anni dal tragico epicentro degli sbarchi, non
sono novità dell’ultima ora. Ad esempio il cara di Mineo nasce nel 2011 e da
allora per i suoi “ospiti”, oggi circa 4000, le difficoltà non sono cambiate
affatto. La storia dei migranti, così come in questo paese si è voluta
raccontarla, non si ferma soltanto allo sbarco né tantomeno a Lampedusa perché
si apre al presente dell’Italia e alla dura realtà dei centri d’accoglienza.
Dal CSPA lampedusano di contrada Imbriacola –da dove provengono le dure e
assurde immagini delle docce anti scabbia e dove ancora oggi sono
reclusi il suo autore e altri 16 migranti tra cui superstiti del naufragio del
3 ottobre - al Cara di Mineo c’è un filo diretto evidente non soltanto nei tempi
di detenzione dilatati ben al di là dal limite previsto dalle normative dell’Unione Europea ma soprattutto nel tipo
di amministrazione. LampedusAccoglienza Srl, cooperativa che gestisce il centro lampedusano, nasce infatti
dall’unione di una più piccola cooperativa agrigentina, la bluecoop, e del consorzio catanese
Sisifo che tra i tanti centri d’accoglienza quali il Cspa di Cagliari-Elmas e
il Cara di Foggia, gestisce il mega e super affollato c.a.r.a. di Mineo. A sua
volta la Sisifo è al vertice di un sistema d’imprese partner tra cui la Senice
Hospice, Casa della Solidarietà e Cascina Global Service, vicinissime
rispettivamente all’area cattolica di Comunione e Liberazione, all'Arciconfraternita
del Santissimo Sacramento, San Tifone e Domus Caritatis. Tutto ciò in assoluta
controtendenza con il lavoro del Papa che con l’Urbi et Orbi di Natale invitata fedeli e no ad una riflessione concreta sulla vita dei migranti, sulla tratta di esseri
umani e sui conflitti che attualmente chiamano in causa Siria, Palestina, Iraq,
Nigeria, Sud-Sudan, Congo, Repubblica Centroafricana e Corno d’Africa. E’ così
che si spiega abbastanza bene come l’intreccio tra affari e politica sia la leva
di un sistema che gioca al ribasso sui diritti umani e che qualcuno si ostina
ancora a chiamare “accoglienza”. Se l’esistenza del cara di Mineo equivale in
affari ad un indennizzo annuo di sei milioni di euro versato alla Pizzarotti e
se il contributo medio di circa 30/36 euro per migrante assicura fatturati pari
a circa 5 milioni di euro annui alle società che se ne occupano, non credo ci
sia altro da aggiungere. Capovolgendo i conti si può dire che il cara di Mineo
conta un investimento in sigarette pari a 160mila euro negli ultimi cinque mesi.
E’ questa l’accoglienza italiana e va detto chiaramente perché se l’attenzione
sul centro lampedusano compie il
miracolo facendo si che finalmente il dibattito superi l’epicentro mediatico
dello sbarco, le indagini devono necessariamente aprirsi alla realtà ben più
complessa dei centri di accoglienza italiani. Mineo con i suoi suicidi parla ad
alta voce all'opinione pubblica svelando cos’è la vita
all’interno di un centro, chi sono i migranti, cosa c’è dietro ogni singolo
viaggio, quali le ragioni; ma si sa che qui nel nostro paese da decenni la
politica estera e la storia dei conflitti africani e del medio oriente
rimangono argomenti volutamente trascurati dai media. Nonostante i
silenzi e le omissioni di un governo totalmente disinteressato, i coup
de théâtre di un ministro degli interni figlio della Bossi-Fini e i
finti spot umanitari, sono convinto, che sia necessario portare avanti altre
idee sull’accoglienza.
In tal senso mi piace condividere le parole di Fulvio
Vassallo Paleologo apparse di recente su Meltingpot:
“Perché
nessuno ha il coraggio di affidare il monitoraggio ad organizzazioni terze non
coinvolte in rapporti convenzionati con il ministero dell’interno? Perché non
ai Garanti nazionali per minori e detenuti?
Anche se non ci saranno
archiviazioni da parte dell’autorità giudiziaria, presto interverranno
organizzazioni internazionali a ricercare le reali responsabilità dello sfascio
del sistema di accoglienza in Italia. A questo punto non è possibile aggirare
alcune richieste immediate:
Come il decongestionamento dei centri di
accoglienza in Sicilia con trasferimenti in altre regioni italiane, con le
risorse portate dalla legge di stabilità, in modo da creare un vero sistema di
accoglienza nazionale, chiudendo la struttura di Mineo ed assegnando a
Lampedusa la funzione autentica di centro di prima accoglienza e soccorso per
massimo 48 ore.
Come la rinegoziazione o la sospensione temporanea del
regolamento Dublino per ragioni umanitarie in particolare per i migranti
provenienti dalla Siria (…) Come il passaggio del sistema di accoglienza dai
CARA ai centri SPRAR, con un ruolo maggiore di gestione e di controllo affidato
ai comuni ed alle associazioni locali, reintroducendo i controlli contabili
della Corte dei Conti e garantendo procedure di assegnazione a rilevanza
pubblica in modo da evitare il massimo ribasso e la selezione di gestori
inaffidabili.
Come il rigoroso rispetto da parte delle questure e delle
prefetture delle normative interne ed internazionali che prevedono la immediata
formalizzazione delle misure restrittive della libertà e delle richieste di
asilo, l’accesso ai diritti di informazione legale e di difesa, senza quei
margini di discrezionalità che hanno consentito finora trattenimenti senza il
rispetto del principio di legalità e della riserva di giurisdizione. Si tratta
di condizioni minime, che in questo mare di disumanità, basterebbero quantomeno
a restituire dignità alla vita di migliaia di persone”.
testo e foto Santo Mangiameli
riferimenti:
http://sandraq85.blogspot.it/2013/07/lampedusa-dai-media-e-storia-migrante.html
http://santomangiameli.blogspot.it/2013/07/lampedusa-dai-media-e-storia-migrante.html
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