Quando l'accoglienza diventa aleatoria: non si può declinare su basi volontarie l'idea di ospitare migranti in fuga dal dolore. L'accoglienza agisce su basi etiche, riconoscere l'altro in noi e viceversa, condividendo una condizione umana comune e ugualitaria. Qui cade l'uomo, così si distrugge la storia, la memoria; non c'è dubbio è la morte della speranza, mentre gli occhi si volgono a ovest, nel silenzio fumoso di una sigaretta americana.
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mercoledì 16 settembre 2015
"Giungla polacca"
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sabato 11 aprile 2015
Every traveled road: "rien de rien"
Appena un secolo
fa al tempo della Belle Époque -quando le case erano basse sotto il cielo di
Parigi, furtivi e nascosti gli amori come rampe annidate e gli operai incazzati
come pipe nere su tele fumanti- erano veri tutti i sogni di Belleville. Qui, nel 1915, nacque, visse
e cantò Édith Piaf, la môme de Belleville tra esistenzialisti mal pagati e blouson noir sbronzi sugli specchi della Rive Gauche.
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domenica 9 novembre 2014
GRASSROOTS: un fiume di pensiero solidale
Crisi is on my mind! Per le strade, sui giornali, ovunque; che lo
voglia o meno, la crisi non da tregua: mi accompagna come un mantra infinito. Ma -e con quanta ironia- , il greco κρίσις vuol dire scelta, decisione. Se così è, mi decido a capirne di più, a fare la mia
scelta. Edgar Morin ha detto che se questa è una crisi di
pensiero lo è perché “il grano della cultura scientifica non arriva più al
mulino della cultura umanista”. Ne segue che nella nostra società qualsiasi spazio critico corra il rischio di diventare vittima di uno scientismo folle e senza scrupoli. C’era una volta -e non è una fiaba- l’umanesimo,
c’era un tempo nel quale in questo paese ci si impegnava a credere, era
il tempo in cui a stupire era il calcolo e la parola, l’idea e la forma, l’uomo
e la natura: cos’è l’umanesimo se non compassione per gli altri e per il mondo.
Così sono cresciuto, sapendo che questa è stata l’Italia, la mia terra, la mia parola. Dai ponteggi di Assisi al senno di Astolfo, dal
cannocchiale all’utopia di un monaco calabrese, dalla ginestra ai
quaderni dal carcere, dalla resistenza al suicidio di ogni luna e falò, qualcosa è cambiato. Sul lungo mare di
Ostia non ho visto crescere quel grano e ancora oggi l’ho visto violentato, inaridito, sfruttato a più non posso da mani fin troppo avide. Un mulino senza fiume è una ruota inceppata; e senza fiume, né ruota, non c’è
pensiero, umanità, civiltà. Questo "villaggio" che oggi codifica il futuro sull’inganno
allo specchio, incassa e spreme
indistintamente nella sofferenza di un conflitto endemico.
Capire, informare, comunicare, condividere, costruire ecco cos’è che stiamo
perdendo. La conoscenza -continua Morin- "è oggi più che mai il capitale più prezioso per
l’individuo e la società". Come dire che è "meglio
una testa ben fatta che una testa ben piena". Di teste piene,
stravolte, ossessionate ne ho viste tante, sarà per questo che ovunque io vada e con
chiunque io parli non senta altro che il riverbero di una crisi sempre più dissimulata: distillata come olio santo dalla
casta sacerdotale, spalmata a colpi di manganello e manovre fiscali, incisa nell'inconscio, essa sembra avere impedito ogni altra via. Cosa non si farebbe per venirne
a capo; e intanto la demolizione dei diritti sembra quasi approssimarsi
alla fine di una civiltà. Cosa fare? Un diritto alla città -spiega Henri
Lefebvre- che vada contro qualsiasi forma di esclusione», un diritto alla città, sia essa locale o globale, una nuova forma mentale e sociale che muova dal basso intesa in termini di diritto
esteso alla città. Una città che superi la cartografia e nella quale, dice Amartya Sen, non siano importanti solo l’accesso al cibo o la
disponibilità di una casa adeguata, ma la libertà di poter scegliere fra differenti traiettorie
per la propria vita. Ed è un pensiero che
scorre lento come un fiume di saggezza, che mi consola quando gli argini
sembrano crollare, in ogni momento in cui la crisi is on my
mind.
testo e immagini
santo mangiameli
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lunedì 4 agosto 2014
domenica 20 aprile 2014
Tra le mani di Rama
“Una vecchia leggenda indù racconta che vi fu un tempo in cui tutti gli uomini erano Dei. Essi però abusarono talmente della loro divinità, che Brahma - signore degli dei - decise di privarli del potere divino e di nasconderlo in un posto dove fosse impossibile trovarlo. Il grande problema fu quello di trovare un nascondiglio. Quando il consiglio degli dei minori decise di riunirsi per risolvere questo dilemma, essi si pronunciarono: "seppelliamo la divinità dell'uomo nella Terra". Brahma tuttavia rispose: "No, non basta. Perché l'uomo scaverà e la ritroverà". Gli dei, allora, replicarono: "In tal caso, gettiamo la divinità nel più profondo degli Oceani". E di nuovo Brahma rispose: "No, perché prima o poi l'uomo esplorerà le cavità di tutti gli Oceani, e sicuramente un giorno la ritroverà e la riporterà in superficie". Gli dei minori conclusero allora: "Non sappiamo dove nasconderla, perché non sembra esistere - sulla terra o in mare - luogo alcuno che l'uomo non possa una volta raggiungere". E fu così che Brahma disse: "Ecco ciò che faremo della divinità dell'uomo: la nasconderemo nel suo io più profondo e segreto, perché è il solo posto dove non gli verrà mai in mente di cercarla".
"A partire da quel tempo, conclude la leggenda, l'uomo ha compiuto il periplo della terra, ha esplorato, scalato montagne, scavato, si è immerso nei mari più profondi," e poi il cannocchiale, gli aerei, l'uomo sulla luna, navi e treni a vapore e il microscopio, Darwin e l'infinita frazione dell'atomo, tutto questo alla ricerca di qualcosa che si trova ancora nel silenzio, proprio dentro, in ognuno di noi.
“Una vecchia leggenda indù racconta che vi fu un tempo in cui tutti gli uomini erano Dei. Essi però abusarono talmente della loro divinità, che Brahma - signore degli dei - decise di privarli del potere divino e di nasconderlo in un posto dove fosse impossibile trovarlo. Il grande problema fu quello di trovare un nascondiglio. Quando il consiglio degli dei minori decise di riunirsi per risolvere questo dilemma, essi si pronunciarono: "seppelliamo la divinità dell'uomo nella Terra". Brahma tuttavia rispose: "No, non basta. Perché l'uomo scaverà e la ritroverà". Gli dei, allora, replicarono: "In tal caso, gettiamo la divinità nel più profondo degli Oceani". E di nuovo Brahma rispose: "No, perché prima o poi l'uomo esplorerà le cavità di tutti gli Oceani, e sicuramente un giorno la ritroverà e la riporterà in superficie". Gli dei minori conclusero allora: "Non sappiamo dove nasconderla, perché non sembra esistere - sulla terra o in mare - luogo alcuno che l'uomo non possa una volta raggiungere". E fu così che Brahma disse: "Ecco ciò che faremo della divinità dell'uomo: la nasconderemo nel suo io più profondo e segreto, perché è il solo posto dove non gli verrà mai in mente di cercarla".
"A partire da quel tempo, conclude la leggenda, l'uomo ha compiuto il periplo della terra, ha esplorato, scalato montagne, scavato, si è immerso nei mari più profondi," e poi il cannocchiale, gli aerei, l'uomo sulla luna, navi e treni a vapore e il microscopio, Darwin e l'infinita frazione dell'atomo, tutto questo alla ricerca di qualcosa che si trova ancora nel silenzio, proprio dentro, in ognuno di noi.
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