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martedì 11 luglio 2017

trinacrianspace: una nuova letteratura del paesaggio in "Suddamerica". Su Taller Carángano.

trinacrianspace: un nuova letteratura del paesaggio naviga oltreoceano, 
dai pub di San Francisco in "suddamenrica", Colombia,  Bogotá, 
e trova buona compagnia
 su Taller Carángano.




venerdì 16 giugno 2017

trinacrianspace: reverendomorishita


trinacrianspace: una nuova letteratura del paesaggio. Reverendomorishita: a place of colors and peace. Centro del Mediterraneo, quest'isola ha in sé tutti i pensieri del mondo. Da sempre colonia, amata e odiata, l'isola ha saputo raccogliere e custodire ogni segreto della sua storia, ogni parola portata in segno di pace. 
















sabato 21 gennaio 2017

Novecentonero: una storia per tutti

Novecentonero: c'era un tempo in cui in tanti ci credevano 
e ne avevano bisogno. 
Quello è il mio tempo.
There was a time when many believed in
and they needed it.
That's my time.


martedì 3 gennaio 2017

sabato 26 novembre 2016

Trinacrianspace: tirai un calcio al cielo

Nella mia terra ho imparato a perdermi all'ombra di un cortile, 

 a risalire di un fiato le scale assolate,

a rincorrere la calce screziata sui muri,

a sudare e sentire l'arsura in gola

a dimenticare la porta di casa. 



venerdì 25 novembre 2016

Sulla corsia dei Servi Tomoko in Her Bath

"A cosa serve una grande profondità di campo 
se non c'è un'adeguata profondità di sentimento? 
-Eugene W. Smith-


       Tomoko Uemura in Her Bath is a photograph taken by Eugene W. Smith in 1971. Milano, CMC, 13/11/2016.

giovedì 5 maggio 2016

Trinacrian space: finché c'è petrolio c'è vita

Trinacrian space", una nuova letteratura del paesaggio. 
Nella mia terra, ecco cosa hanno fatto a un paese di mare. 
In my land that's what someone did to a seaside town.

   

sabato 19 dicembre 2015

trinacrianspace: last fish


 Pensieri come schiuma,
  una lenza tra le mani: 
l'ultima montagna,
l'ultimo pesce 
in fondo 
al mare



                                                                                        
   


sabato 24 ottobre 2015

Il cibo che uccide

Festival della fotografia etica: il cibo che uccide
Lodi, ottobre 2015


Ed Kashi al centro della navata dell'ex chiesa di San Cristoforo per un'intervista sul suo "Under Cane: A worker's Epidemic",  è soltanto una delle possibili immagini che potrebbero riassumere la sezione dedicata al "cibo che uccide" dall'edizione 2015 del Festival della Fotografia Etica di Lodi. Dedicato ai lavoratori di canna da zucchero  centroamericani colpiti da CKDnT (malattia renale cronica da cause non tradizionali) Ed Kashi chiude il cerchio sulle cause dei 20.000 decessi tra El Salvador e Nicaragua. Al di là dell'altare, nell'intimità dell'abside, potente come un'icona di altri tempi per delicatezza e profondità umana, il lavoro di Lisa Krantz: “A Life Apart: The Toll of Obesity”, storia di Hector Garcia Jr. deceduto per le complicanze di un'obesità grave. “Se dovessi disegnare la mia vita, disegnerei un bambino dietro al vetro di un negozio con le mani appoggiate mentre guarda il mondo passargli davanti. La vita continua e io me la sto perdendo. Me la sto perdendo da tutta la vita”, queste le parole di Hector Garcia Jr e sembra sentirle ancora più forti foto dopo foto. Scandito dalla metrica introspettiva delle navate, il viaggio in Argentina di Pablo Ernesto Piovano che commuove per lirismo e impegno etico;  su ogni volto, tra le rughe della "donna pazza con la maschera" e quelle del "bambino di cristallo" le tristi conseguenze alimentari e ecologiche della coltivazione di soia transgenica e dell’erbicida glifosato, voluti, senza troppi scrupoli, dalle multinazionali e dal governo argentino. Completa la sezione il reportage di Nadia Shira Cohen e Paulo Siqueira, sui conflitti per la rivendicazione delle terre tra indios brasiliani del Mato Grosso e i "nuovi" proprietari terrieri, non certo propensi a condividere l'antica giurisdizione dei  Guarani. Il corpo di Denilson Barbosa, ucciso, con un colpo di arma da fuoco, da un proprietario terriero semplicemente per aver oltrepassato il confine di un vicino ruscello, giace alla sinistra dell'altare come quello di un martire contemporaneo. 

    Lisa Krantz: “A Life Apart: The Toll of Obesity”


    Pablo Ernesto Piovano: " El costo humano de los agrotóxicos"

   Ed Kashi: "Under Cane: A worker's Epidemic"


mercoledì 16 settembre 2015

"Giungla polacca"



Quando l'accoglienza diventa aleatoria: non si può declinare su basi volontarie l'idea di ospitare migranti in fuga dal dolore. L'accoglienza agisce su basi etiche, riconoscere l'altro in noi e viceversa, condividendo una condizione umana comune e ugualitaria. Qui cade l'uomo, così si distrugge la storia, la memoria; non c'è dubbio è la morte della speranza, mentre gli occhi si volgono a ovest, nel silenzio fumoso di una sigaretta americana.  

domenica 20 aprile 2014

Tra le mani di Rama

“Una vecchia leggenda indù racconta che vi fu un tempo in cui tutti gli uomini erano Dei. Essi però abusarono talmente della loro divinità, che Brahma - signore degli dei - decise di privarli del potere divino e di nasconderlo in un posto dove fosse impossibile trovarlo. Il grande problema fu quello di trovare un nascondiglio. Quando il consiglio degli dei minori decise di riunirsi per risolvere questo dilemma, essi si pronunciarono: "seppelliamo la divinità dell'uomo nella Terra". Brahma tuttavia rispose: "No, non basta. Perché l'uomo scaverà e la ritroverà". Gli dei, allora, replicarono: "In tal caso, gettiamo la divinità nel più profondo degli Oceani". E di nuovo Brahma rispose: "No, perché prima o poi l'uomo esplorerà le cavità di tutti gli Oceani, e sicuramente un giorno la ritroverà e la riporterà in superficie". Gli dei minori conclusero allora: "Non sappiamo dove nasconderla, perché non sembra esistere - sulla terra o in mare - luogo alcuno che l'uomo non possa una volta raggiungere". E fu così che Brahma disse: "Ecco ciò che faremo della divinità dell'uomo: la nasconderemo nel suo io più profondo e segreto, perché è il solo posto dove non gli verrà mai in mente di cercarla".
"A partire da quel tempo, conclude la leggenda, l'uomo ha compiuto il periplo della terra, ha esplorato, scalato montagne, scavato, si è immerso nei mari più profondi," e poi il cannocchiale, gli aerei, l'uomo sulla luna,  navi e treni a vapore e il microscopio,  Darwin e l'infinita frazione dell'atomo, tutto questo alla ricerca di qualcosa che si trova ancora nel silenzio, proprio dentro, in ognuno di noi.

sabato 14 dicembre 2013

La mimica del Grillo: così dal comico nasce il tragico.



L’atmosfera è inconfondibile, quella di un paese in festa. 
La gente, che riempie le strade e la piazza è la stessa che da sempre, almeno una volta l’anno, si accalca sul corso, anche l’odore è di torrone e zucchero filato. 
L’attesa però è diversa: per una volta a spalancarsi non sono più le ante tarlate della vecchia matrice ma l’oblò di un carroccio itinerante che al paradiso ha preferito un cielo a cinque stelle, alle vesti  mute del santo la vis comica del guitto, alla sacralità un po' naïf dell’icona lignea l’icasticità grottesca della pantomima. 
Qualcosa è cambiato, a dire il vero non saprei cosa, ma a naso direi proprio di sì e la piazza ne è la dimostrazione. 
A sentirla ridere mette quasi paura: ecco il nuovo che avanza, la kermesse messianica, il potere taumaturgico. 
Troppa semplificazione nei concetti, 
confusione sul chi, sul come e il dove, nessuna distinzione tra presente e passato, storia e idee. 
Forse sono questi i mattoni di un nuovo muro tutto italiano, e c’è chi sui muri ci sa stare, 
perché non è dei mattoni la natura del muro, 
ma dell’autorità con cui si è soliti chiamarlo muro. 
Così dal comico nasce il tragico.

Nel disagio mi astengo. Se il frastuono e la nuova fede urlata -che tutto vuole, tutto abbraccia, tutto esalta e tutto nega- cresce in modo esponenziale all’unisono dei gesti del piccolo architetto del nulla, provo a scivolare nel silenzio, 
ad annullare la panto-fonia 3.0, 
ad ascoltare con gli occhi, 
immerso nel silenzio di una vasca.
 Qui tra lo sfocato delle bolle ci vedo meglio. 
Ovattare gli idoli è la mia idea di democrazia: funziona ancora. E poi sarà anche che a me piace il tonno e che difficilmente mi torna identico al parlamento.











testo e foto Santo Mangiameli