domenica 29 gennaio 2012

L’etica digitale del fotogiornalismo

L’etica digitale del fotogiornalismo

Non è la morte di Neda quanto la sua metaforica rinascita a celebrare, oltre tutto, oltre il medium, oltre la tecnica, il senso. Neda Salehi Agha-Soltan è morta uccisa dalle autorità del governo iraniano il 20 giugno 2009, protestava per le strade di Teheran a seguito delle elezioni presidenziali dello stesso anno. E’ rinata il 22 giugno 2009, quando gli amici hanno deciso di diffondere sul web le immagine della sua morte riprese con mezzi di fortuna utilizzati all’occorrenza. Telefonini, fotocamere, videocamere… Ma il fine giustifica sempre i mezzi? La storia di Neda dice che certamente si, che a volte è certamente vero che nel senso meno machiavelliano del termine il fine giustifica, in modo condivisibile, certamente i mezzi. Si potrebbe anche aggiungere che alcune delle cruente immagini che raccontano la storia degli ultimi anni, nell’importante premio internazionale, istituzionale per il fotogiornalismo, il Word Press Photo, parlino più di mezzi che di racconti. E allora si potrebbe anche dire che, perciò, l’etica fotogiornalistica è divenuta relativa, che la morte fa scalpore, che la morte al di là dei confini occidentali fa ancora più scalpore, che non importa quanto quella morte abbia bisogno di etica, che la bella foto, che la foto fatta nel momento giusto al posto giusto, faccia la storia. Chissà poi se Capa, Bresson o ancora Seymour, Rodger, Eisner e Vandivert, fondatori nel 1947 della prima agenzia fotogiornalistica, la Magnum, darebbero il loro assenso. Se il mondo dei nostri giorni ha deciso un rinnovamento a tutti i costi. Se le immagini un tempo efficaci hanno smesso di avere pregnanza e necessitino di un’urbanizzazione sempre più spinta. Di un’ occidentalizzazione sempre più serrata, spostata oltre i confini della civiltà, quella stessa civiltà che sposta i propri confini sempre più in là. Ma quando la fotografia ha mediato la sua dignità? La nascita del digitale? O è forse la massificazione elargita che determina la perdita d’identità e a volte (che passi per buona) anche la dignità? Oppure ha sempre creduto, nella storia, per la sua storia, di non possederne di dignità? C’è un valore aggiunto nel mestiere del fotogiornalista rispetto a chiunque possieda una macchinetta che permetta di registrare immagini e diffonderle, è la capacità d’analisi umanistica, è il suo sguardo informato e filantropico. Neda è forse il modo migliore per dire che non si può diffondere informazione in funzione del proprio fine ultimo e cioè la conoscenza. Quando il giornalista è un mediatore della notizia e del sapere la spettacolarizzazione della morte non è concepibile, quando l’estetica della violenza supera l’etica e la com-partecipazione tragica si è fallito il compito. E infine: abbiamo realmente bisogno di veder rappresentata la morte di un corpo sotto il cemento delle case di Haiti per poter com-partecipare da fruitori ultimi?
testo di Sandra Quagliata e Santo Mangiameli
foto di Henri Cartier-Bresson, Siviglia, Spagna 1933

http://www.fotografia30.it/1710/l%E2%80%99etica-digitale-del-fotogiornalismo.htm

sabato 28 gennaio 2012

http://www.isiciliani.it/assaggi-di-islam-il-gran-magal di Santo Mangiameli e Sandra Quagliata


















http://www.isiciliani.it/assaggi-di-islam-il-gran-magal

www.isiciliani.it
Magal è un termine wolof che significa rendere omaggio, commemorare e consiste in atti di gratitudine resi ad Allah. Ecco come la confraternita islamica sufi del muridismo senegalese lo celebra tra i vicoli di San Cristoforo, nella vecchia Catania.

pubblicato anche in:

http://ctzen.it/2012/02/06/foto-work-in-progress/

giovedì 26 gennaio 2012

Trinacrian space: 500 volte Ferla


Non chiedetemi cos'è Ferla, non so se esiste o se mai sia esistita, ci sono andato più volte e ogni volta era la prima, mi ha parlato con la stessa lingua di cui son fatti i sogni, di cui son fatte le città invisibili, disperse tra le montagne, i boschi e le nebbie dell'altipiano ibleo e della valle dell'Anapo.












testo e foto di santo mangiameli










domenica 15 gennaio 2012

manifesto



 Coltivo sempre più sogni per non morire,
 è nelle mie arterie che voglio camminare,
non sulla luna a tastarne la polpa:
astratte miserie, cataplasmi agli occhi,
frugano il presente con megafoni porno.
Mendicanti su altalene digitali,
migranti dell’assurdo,
cantori melanconici dell’umana pazzia,
menti marce nel male di vivere,
naufraghi del cemento,
storture oblique, dolori sparsi,
lacrime al sale,
frasi non dette,
petali anneriti, unitevi.
Qui si pensa alla vita e la vita si vuole.

               
                          testi e foto santo mangiameli

sabato 24 dicembre 2011

ballata impopolare per un natale sereno



C’era una volta, un tempo, ma tanto tempo fa, il natale. C’era una volta, perché con il c’era una volta iniziavano tutte le favole, il natale. Adesso non c’è più. Le strenne, le luci, le offerte dei volantini dei megacentri commerciali, non parlano la stessa lingua di ciò che un tempo fu magia. Le canzoni di plastica stonate a forza tra le strade del centro innervosiscono e violentano ciò che rimane di una tranquillità svenduta a poco prezzo. C’era un tempo in cui il natale lo facevano il freddo, il fumo dei camini,le voci dei nonni, il vino rosso, le mani rugose, le pellicole in bianco e nero, l’incanto e la melodia di un pifferaio alle porte dell’inferno. C’era un tempo ma quel tempo non c’è più. Burocratica prassi nauseabonda. Cos’è il natale se non un momento per toccare con lucidità la distanza che separa te dallo squallore del resto dell’anno. Futile bagliore alimentare, grido disperato senza speranza.  Ci sono ancora tante cose che non accetto. Pensieri naufraghi: così sia,  metteteli via, come oggi così per sempre. Paradossi, incongruenze, illogicità, resistenze, alienazioni, solitudini, migrazioni, persecuzioni, vandalismi, schizofreniche varianti all’umano che vanificano qualsiasi analisi e ogni spinta motivazionale. Qualcuno grida: ciò da cui l’essere umano è fortemente dipendente, sin dalla più tenera età, sono proprio i problemi. Per questo è così facile non uscirne mai. Labirinti come carceri malefiche costruite a regola d’arte. Prepotenze silenziose, identità violate, dittature mediocri, pensieri solitari, banalità accomodanti. Bipedi senza intimità, senza emozioni da esplorare. Calchi umani, immatricolati, inventariati e macellati. Non c’è valore nel diverso, nella ricerca, e questo su ogni piano. Ogni espressione è svuotata nel suo linguaggio, trasformata in sequenza atona e distorta di parole declinate in sintassi glaciali. Questo continuo gridare al miracolo, al genio, al martire. “Giove e Saturno Oberon, Miranda e Titania, Nettuno, Titano, le stelle possono terrorizzare”. Dov’è che è nato, quando è incominciato? Quanta tristezza in questa morte programmata a contratto. Così è il natale, così è la nascita di un uomo destinato alla morte. 








            
                          testo e foto santo mangiameli

martedì 13 dicembre 2011

santa lucia dei grandangoli




Lux, lucis, lucia, al di là delle tenebre, percepito, visione, protezione degli occhi e della vista. Chi fu Diocleziano e chi Euskia. Arrestata, torturata, trascinata da una coppia di buoi, cosparsa di pece bollente, posta sulla brace ardente. Uno strappo agli occhi per non vedere. Occhi magici, devozionali, esorcismi solari. Visioni agrarie, pupille di pane. Falò nella notte per scongiurare il ritorno. Ombra della vita e della notte. Sorella demetra, madre cerere.“Santa Lucia, la notte più lunga che ci sia”… “Di Santa Lucia fin Nadal, cres il dì un pit di gial” (da Santa Lucia a Natale, il giorno cresce un passo di gallo). Così era fin quando, nel 1582, Ugo Buoncompagni, al secolo Gregorio XIII, tra soffi di bolle e codici numerici, interpose agli ingranaggi del tempo civile le orbite planetarie del tempo astronomico: inter gravissimas, fu questo il furto al popolo di 10 giorni di memoria. Notte del dono, calza colma delle vergini: "Santa Lucia, mamma mia, porta i bomboni/ nella calzetta mia./ Ma se la mamma/ non li mette/ resterà svode/ le calzette". Santa Lucia, la notte del terremoto, il terremoto del silenzio, delle macerie, dei morti, della paura, delle sirene, della fuga, dell’incertezza e della perdita del gioco, del giorno, del fango e della pioggia. “Santa Lucia, per tutti quelli che hannoo gli occhi e un cuore che non basta agli occhi e per la tranquillità di chi va per mare e per ogni lacrima sul tuo vestito, per chi non ha capito”. Tutto quello che c’è da capire, usando in silenzio e nel silenzio, la vista, l’occhio, l’obiettivo. 

                      testo e foto Santo mangiameli

sabato 10 dicembre 2011

Liriche petrolchimiche: "la luna e i falò"

“il governo non ha capito nulla. E non solo il governo. Ci sono anche pesanti responsabilità degli economisti: quelli neoclassici hanno tante responsabilità nella costruzione del modello che ci ha portato a questa crisi. Adesso si proteggono come una casta”.

Da un’intervista a Luca Mercalli in Il tempo delle scelte, di V. Palombo, da L’Europeo, n. 11, 2011. 

  
Incidenti a Priolo, fiamme nella centrale elettrica, emergenza ieri sera allo stabilimento Isab Energy del polo siracusano. Un guasto ha causato una grande fiammata e la fuoruscita di vapore. Paura tra i cittadini. "L'evento, che non ha provocato danni a persone, si è verificato nell'impianto di produzione di energia elettrica, ed è stato causato dalla rottura della flangia di una termocoppia, con il conseguente rilascio di vapore acqueo misto ad altri prodotti ed accompagnato da un lungo getto di fuoco durato alcuni secondi. L'immediato stop dell'impianto e l'attivazione delle procedure di emergenza hanno contenuto la quantità dei gas emessi". In via cautelativa e per effettuare alcune misurazioni relative all'eventuale emissione di sostanze inquinanti, è intervenuta pure un'unità nucleare, batteriologica, chimica, radiologica, dei vigili del fuoco, che ha effettuato rilievi strumentali "per accertare livelli non significativi delle sostanze rilasciate. L'impianto, depressurizzato, è al momento fermo ed in fase di bonifica".  (Repubblica palermo.it 13 giugno 2011). E poi un danno nella vasca dell’impianto di desoleazione della Priolo Servizi, feriti tre operai, altri intossicati, contusi. Saltate le vasche di decantazione collegate all’impianto fognario, tombini esplosi. Chiusa, per motivi di sicurezza, la strada statale. L’amministrazione minimizza l’incidente, così come l’assessore alla Protezione civile del comune di Siracusa: “nessun pericolo per la salute dei cittadini”. Però resta l’invito a non uscire per la possibilità di verificarsi lievi fastidi come l’arrossamento di occhi e gola e la possibilità di lacrimazione… nulla di preoccupante”. (Quotidiano di Sicilia il 10 giugno 2011.  


Così via, l’elenco potrebbe continuare. La Sicilia è una terra ad alto rischio industriale: tra il 2007 e il 2009 si sono verificati 193 incidenti, la media di uno ogni tre giorni. Nulla di nuovo, ricordo ancora il 19 maggio 1985, la notte dell’icam, un primo boato assordante, il tremore dei vetri di casa, mio padre operaio petrolchimico al lavoro. Altre cinque esplosioni scandivano la notte, mentre nei centri più vicini migliaia di cittadini intasavano con le auto le strade in un disperato tentativo di fuga. È la nostra storia, la storia di chi vive in questa terra verde, un tempo fertile colonia calcidese. Quelle stesse colonne che sostennero un tempo i templi e poi le cattedrali di una nuova fede, sin dal 1949 mutarono il loro aspetto in ciminiere per volere di nuovi dei e semi-dei che si chiamarono Rasiom, Tifeo, Liquigas, Migas, Ilgas, officine Grandis, Sotis Cavi, Siciltubi, S.a.c.c.s. Eternit, S.in.cat., e poi Esso, Espesi, Liquichimica, Enichem, Condea, Sasol, Isab, Co.ge.ma, Enel, Icam e Erg. E  sotto il segno del mito furono storie di devastazioni, truffe, speculazioni, scandali, dissesti, tangenti, corruzione e morte.



Non è cambiato nulla e la tragedia non è soltanto imminente, ma è diventata endemica, e se la recessione invita al silenzio, l’aria è ancora contaminata di diossina, un mare al mercurio misto a cromo esavalente, aree radioattive, falde idriche inquinate, discariche come cumuli di scorie sommerse. Per non parlare infine della concentrazione di mercurio riscontrata nella fauna ittica fino a cinquecento volte superiore alla soglia massima tollerata dall’uomo. Diventa chiaro come al vertice di una simile catena di morte vadano a collocarsi le collettività che da più di mezzo secolo risarciscono  in costi umani il peso di uno sviluppo assolutamente alieno alla storia del nostro territorio, una storia italiana, fin troppo italiana da declinarsi in tragedia siciliana. Studi sulla mortalità negli anni 1990-1994 dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) tra la popolazione residente nei comuni dell’area Augusta-Priolo, -ma credo che le stime andrebbero aggiornate e riconsiderate su quanto accade in altri paesi del distretto nord della provincia di Siracusa- hanno riscontrato eccessi di mortalità tra gli uomini per cause tumorali pari al 10% in più rispetto alla media regionale e al 20%. per quelli polmonari. Così come ha evidenziato l’Ufficio di Medicina del Lavoro di Messina, le urine dei lavoratori addetti all’impianto cloro-soda, presentano concentrazioni di mercurio molto al di sopra del limite massimo consentito. Sono operai della Coemi, Fincoe s.r.l., famiglia Prestigiacomo. Con un salto generazionale la contaminazione riguarda anche le fasce più deboli generando malformazioni agli apparati cardio-vascolari e genitali. Le prime segnalazioni di nascita di bambini malformati ad Augusta datano sin dal 1980: su 600 nati, 13 con malformazioni congenite di diverso tipo,  7 i non sopravvissuti. Dal 1980 al 1989 la percentuale dei nati malformati è stata dell’1,9% contro una media nazionale dell’1,54% e dell’1,18% per il meridione. Nel decennio successivo, dal 1990 al 2000, la percentuale ad Augusta aumenta fino ad una media del 3,18% con un picco nell’anno 2000 del 5,6%. In oltre se le malformazioni genitali -tra cui la più diffusa è l’ipospadia- tra il 1980-1989 interessavano il 214 per mille dei nati -su una media nazionale del 100 per mille- nel decennio 1990-2000 si arriva al 303 per mille. I dati forniti dal reparto di pediatria dell'ospedale Muscatello di Augusta, riferiscono che il picco delle malformazioni si è avuto nel 2002 con il 6% che stacca sul 2% tollerato dall'Oms. A monte altre storie ci raccontano poi di madri che abortiscono feti deformi. È chiaro che qualsiasi indagine sul rapporto causale ambiente-malformazioni vada a scontrarsi contro il muro degli interessi economici. 


Nulla di nuovo, il capitale risale la china sempre allo stesso modo, tenuto a piena forza tra le mani della stessa classe politica, lasciandosi alle spalle cumuli di macerie industriali, umane. Sulle macerie si muove un cane che si morde la coda: perché a scongiurare una recessione endemica, che ha registrato dagli 80’ad ora un calo occupazionale di circa 11 mila unità, tra diretti e indotto, l’idea della costruzione di un rigassificatore, così come vogliono “paradossalmente” -perché in questa terra è tutto paradossale- all’unisono sia il gruppo Pdl-Sicilia e i sindacati, diventa ancora più assurda. Una controcultura, a mio avviso, dovrebbe andare ben al di là di un semplice progetto di bonifica, necessario ma limitato nel tempo. L’orizzonte, un tempo terso e infinito, ora misura sulla distanza di un pontile la profondità del suo mare, la storia della sua terra, la libertà del suo cielo. Cosa racconteremo ai nostri figli: incubi petrolchimici. Non è cambiato nulla, mio padre in pensione, nuove generazioni, i “fortunati” di una caritatevole speranza elettorale, di un benessere appeso al filo del salario fisso, di una casa comoda e senza finestre, di una terrazza con vista sul disastro, di un tranquillo natale omicida, di una morte dietro l’angolo, vanno avanti tra turni, giornalieri e cassa integrazione. Benvenuti nel cuore del polo petrolchimico, dove la vita è breve, dove la speranza è legata al soffio dei venti, dove la gioia è in recessione. La chiamano aria, ma è forse per non spaventare i bambini. Greci eravamo e senza nome. Eccoci in piena tragedia. Greci eravamo e sognavamo il tempo sui gradini di un teatro, eccoci alla catarsi, questo è il nostro epilogo, la fine dei pesci muti come i pesci.





                           testo e foto santo mangiameli