mercoledì 18 giugno 2014

“Sintititisintiti”

"Sintiti"c’è un’isola in mezzo al mare e la sua gente, una storia e una terra derubate, sacrificate al culto  di un profitto alieno alla sua vocazione, 
"per ordini del cumandu militari"
un potere che "ha datu ordini del coprifuocu"
ma in quest’isola, tra chi non vuole vedere e chi resta fermo nei limiti di una rassegnazione muta e contraddittoria, "sintitisintiti"c’è invece chi ha sofferto, pensato e lottato, 
chi continua a farlo anche oggi, chi  vuole trasformare in coscienza critica il senso di appartenenza e l’identità di un’intera società, 
superare  i problemi che da cinquant’anni ne hanno violentato la memoria. 



Sintititisintiti nasce da un'idea di Antonio Musco e Sicilian AV project,
 vocals by Shirin Demma

fotografie di Santo Mangiameli

venerdì 25 aprile 2014

Contro ogni fascismo, ovunque.


Canto degli ultimi partigiani 
 Franco Fortini

 Sulla spalletta del ponte
Le teste degli impiccati
Nell'acqua della fonte
La bava degli impiccati.
Sul lastrico del mercato
Le unghie dei fucilati
Sull'erba secca del prato
I denti dei fucilati.

Mordere l'aria mordere i sassi
La nostra carne non è più d'uomini
Mordere l'aria mordere i sassi
Il nostro cuore non è più d'uomini.

Ma noi s'è letta negli occhi dei morti
E sulla terra faremo libertà
 Ma l'hanno stretta i pugni dei morti
La giustizia che si farà. 

1946

Se gli appennini e la resistenza, oltre il mare, in fondo allo stretto.


Resistono ancora le montagne; nonostante tutto resistono in questo paese che è tutto mare e montagne. Resistono ancora gli appennini al mutare del vento, degli inverni e della primavera, coi loro sassi aspri e severi e si scioglie ancora la neve nei fiumi, in quell’acqua da bere che corre giù a valle dove la lotta oggi si fa più dura. Resiste ancora la passione e la fatica dei sentieri partigiani che da nord a sud, oltre lo stretto, e al di là dei vulcani coniuga ancora la libertà alla natura, il sogno alla Storia. Resiste ancora il mare con le correnti, i pesci nel loro silenzio, fino in fondo dove ogni respiro è vita.







Sempre nuova è l’alba

 Rocco Scotellaro


Sempre nuova è l'alba 

Non gridatemi più dentro, 
non soffiatemi in cuore 
i vostri fiati caldi, contadini. 

Beviamoci insieme una tazza colma di vino! 
Che all'ilare tempo della sera 
s'acquieti il nostro vento disperato. 

Spuntano ai pali ancora 
le teste dei briganti, e la caverna – 
l'oasi verde della triste speranza – 
lindo conserva un guanciale di pietra.... 

Ma nei sentieri non si torna indietro. 
Altre ali fuggiranno 
dalle paglie della cova, 
perchè lungo il perire dei tempi 
l'alba è nuova, è nuova. 


[1948] 

domenica 20 aprile 2014

Tra le mani di Rama

“Una vecchia leggenda indù racconta che vi fu un tempo in cui tutti gli uomini erano Dei. Essi però abusarono talmente della loro divinità, che Brahma - signore degli dei - decise di privarli del potere divino e di nasconderlo in un posto dove fosse impossibile trovarlo. Il grande problema fu quello di trovare un nascondiglio. Quando il consiglio degli dei minori decise di riunirsi per risolvere questo dilemma, essi si pronunciarono: "seppelliamo la divinità dell'uomo nella Terra". Brahma tuttavia rispose: "No, non basta. Perché l'uomo scaverà e la ritroverà". Gli dei, allora, replicarono: "In tal caso, gettiamo la divinità nel più profondo degli Oceani". E di nuovo Brahma rispose: "No, perché prima o poi l'uomo esplorerà le cavità di tutti gli Oceani, e sicuramente un giorno la ritroverà e la riporterà in superficie". Gli dei minori conclusero allora: "Non sappiamo dove nasconderla, perché non sembra esistere - sulla terra o in mare - luogo alcuno che l'uomo non possa una volta raggiungere". E fu così che Brahma disse: "Ecco ciò che faremo della divinità dell'uomo: la nasconderemo nel suo io più profondo e segreto, perché è il solo posto dove non gli verrà mai in mente di cercarla".
"A partire da quel tempo, conclude la leggenda, l'uomo ha compiuto il periplo della terra, ha esplorato, scalato montagne, scavato, si è immerso nei mari più profondi," e poi il cannocchiale, gli aerei, l'uomo sulla luna,  navi e treni a vapore e il microscopio,  Darwin e l'infinita frazione dell'atomo, tutto questo alla ricerca di qualcosa che si trova ancora nel silenzio, proprio dentro, in ognuno di noi.

martedì 8 aprile 2014

Giornata internazionale dei rom e dei sinti: “A forza di essere vento”.




In Europa in questi ultimi anni, nonostante le denunce e un sistema di norme create per tutelarne i diritti, la discriminazione e i casi di intolleranza e violenza nei confronti delle comunità rom e sinti sono in costante aumento. Così come denuncia il rapporto "Chiediamo giustizia. L'Europa non protegge i rom dalla violenza razzista" di Amnesty International, "in molti casi, le autorità preposte al mantenimento dell'ordine pubblico non impediscono gli attacchi razzisti e non garantiscono che il movente di odio sia indagato adeguatamente e che gli autori di tali attacchi siano portati di fronte alla giustizia. (…) I governi europei non tutelano le comunità rom da più punti di vista: discriminazione, sgomberi forzati, segregazione e un'istruzione al di sotto degli standard sono la norma in molti paesi”. Un dato drammatico se accostato al diffondersi di ideologie razziste, atteggiamenti xenofobi e al consenso sempre crescente di movimenti neo-nazisti e schieramenti dell’estrema estrema destra in molti stati dell’Europa. Nonostante i campi di concentramento, i pogrom e i massacri del Novecento, mi preoccupa pensare che ancora una volta al razzismo si sovrapponga un sistema di potere e  distribuzione del potere, una costruzione del consenso e un atteggiamento politico in una società in cui razzismi istituzionali e quotidiani convergono silenziosamente in un’unica direzione ordinaria e assurda.

rapporto Amnesty International 
"Chiediamo giustizia. L'Europa non protegge i rom dalla violenza razzista"

reportage "A forza di essere vento"



lunedì 31 marzo 2014

Bijouterie Hollande

Ciò che accade in Francia in questi giorni con la vittoria del Fronte Nazionale è un dato preoccupante perché  sovrapponendosi alle vicende ucraine dimostra chiaramente in che modo l’identità delle nuove destre trovi consenso tanto nel centro quanto nelle regioni prossime ad un allargamento europeo. Dall’Ucraina il passo verso la Polonia è per altro breve: qui una delle maggiori forze politiche è quella di Diritto e Giustizia guidata da Kaczyński, appoggiata dall'estrema destra sotto il segno di un patto mistico che trova nella tragedia e nel culto di Smolensk le sue ragioni fondanti. La Grecia di Alba Dorata già da tempo dà la misura di quanto a destra possano portare le derive euro-scettiche. Anche in Italia negli ultimi anni -senza considerare l'impianto fortemente populista e anti-eururopeista del Movimento Cinque Stelle- Forza Nuova, CasaPound, e altre organizzazioni dell’estrema destra incominciano ad incidere socialmente con un mordente e un consenso maggiore rispetto al passato. Questo trend, condiviso su scala europea, non può essere casuale e non può essere censurato con gli stessi strumenti della retorica politica.


Se il risveglio delle sinistre europee, quelle moderate, democratiche, centriste, insomma quelle dei colletti bianchi, trova gli incubi in casa, diventa necessario provare a misurarli su responsabilità concrete. Ciò che ha fatto Hollande corrisponde a ciò che hanno fatto i maggiori partiti della sinistra europea. Non si può far finta di essere di sinistra legittimando finanza, banche e mercati. Non si può far finta di essere di sinistra militarizzando le frontiere, deportando i migranti, sedersi al tavolo dei bilderberg e della Nato. Non si può essere di sinistra e lasciare che in Europa le derive populiste, xenofobe, naziste e fasciste diventino rappresentative del disagio sociale e vincano le elezioni. Non si può essere di sinistra se ci si affida a un tecnicismo che pone i partiti democratici europei al di fuori della tradizione socialista otto-novecentesca. Non si può essere di sinistra censurando le conquiste storiche del pensiero e della lotta comunista, indicando come inique le esperienze fallimentari del comunismo reale nel blocco sovietico. La crisi che stiamo vivendo, che ci è stata imposta, è più dura e violenta di quella del ’29 perché se allo stesso modo colpisce l’economia con il suo portato di disoccupazione e povertà, diventa ancora più  devastante sul piano delle idee e dell’orientamento politico. Nel senso più ampio è una crisi culturale e quindi anche politica. Non serve a nulla un’idea di sinistra elitaria e moderata perché  compromessa con gli stessi poteri liberali che continuano a creare crisi. Il rischio è dunque di consegnare il vecchio continente ancora una volta alle destre con una responsabilità storicamente colpevole di avere emendato la sinistra dal suo ruolo antagonista di forza realmente progressista che nulla ha a che vedere con l’attuale socialismo liberista europeo. Questo è quanto accade negli ultimi anni nel cuore dell’Europa dei palazzi di vetro. A sinistra, per chi sa e si sente tale non c’è confusione, anzi maggiore chiarezza: si continua ancora, sotto altre forme, a lottare contro lo stesso capitale, ancora iniquo, ancora razzista, ancora militarista.